In questi giorni di caos totale, nel bel mezzo di questa pandemia, mi è capitato spesso di accendere la tv o leggere articoli sul web in cui i cittadini tutti venivano esortati a “non avere paura”.

Ma come si fa a non avere paura? A non avere paura di perdere la propria salute o quella dei nostri cari? Come si fa a non avere paura di perdere il proprio lavoro? Come si fa a non aver paura di lavorare in terapia intensiva per ore ed ore? Come si a non avere paura, andando a letto la sera, mentre di turno al pronto soccorso c’è nostro figlio o la nostra mamma? Allora ditemi voi, come si fa a non avere paura?

Vedo intorno a me tanta confusione. Fermiamoci, e facciamo un passo indietro.

La paura è un’emozione primaria, innata e per questo universale. Fa parte delle emozioni di base, quelle che madre natura ci ha regalato al momento del nostro concepimento. Crescendo poi, ognuno di noi, apprende, grazie all’ambiente in cui vive, altri tipi di emozioni come la vergogna o l’orgoglio, per questo chiamate emozioni secondarie, o complesse.

Esiste, in particolare, una piccola struttura nel nostro cervello chiamata Amigdala. L’Amigdala si attiva nel momento in cui vediamo un serpente, se siamo nel bel mezzo di un incendio, quindi ogni volta che ci troviamo in pericolo, ed è proprio lei che, dandoci l’allarme, ci fa scappare via a gambe levate. Ebbene sì, se questa piccola struttura non fosse nel nostro cervello, noi da quell’incendio non usciremmo vivi.

È davvero fondamentale, per tutti noi, all’interno di questa emergenza ma ancora di più per il nostro futuro, capire l’importanza di questa emozione.

S.M. è una donna americana diventata famosa nel 1994, anno in cui fu descritto per la prima volta il suo caso: avendo subito una distruzione bilaterale all’Amigdala, dall’età di 10 anni questa donna non è più in grado di riconoscere il suo stato emotivo corrispondente alla paura. Vivendo in un’area molto pericolosa, con alti tassi di povertà e criminalità, nel corso della sua esistenza, S.M. è stata vittima di numerosi atti criminali che hanno messo in pericolo la sua vita, ricevendo addirittura minacce di morte. Nonostante ciò, la donna non ha mai mostrato segni comportamentali legati all’emozione della paura, salvandosi quindi… per pura fortuna! S.M. oggi è ancora viva, possiamo di certo considerarla una donna molto fortunata.

Perché avere paura? La mia esortazione oggi, per noi privilegiati che l’amigdala l’abbiamo, è ad avere paura. Tendiamo spesso a confondere la paura con l’ansia, con il panico, che sono invece emozioni secondarie, frutto del nostro vissuto, e talvolta, o quasi sempre, impedenti la nostra quotidianità. La paura, al contrario, nasce dal nostro bisogno innato di sopravvivenza. Oggi, nel bel mezzo di questa pandemia, coloro che “non hanno paura”, quelli che sfidano le istituzioni, sono coloro che scendono in strada a mettere in pericolo la propria e la vita altrui, sono coloro che “per noia” escono di casa e invece di arrestare questa epidemia la stanno incentivando.

Oggi, in questa emergenza, come in ogni altra situazione limite che ci troveremo ad affrontare nella nostra vita, l’ansia non serve, come non serve nemmeno farci prendere dal panico, oggi serve paura per sopravvivere, per “vivere sopra”, al di là e dentro questa situazione. Oggi avere paura significa avere a cuore la nostra vita e quella di chi amiamo. Significa spronarci ad informare e conoscere. Significa agire con coscienza e consapevolezza.

Non neghiamo il valore di questa fondamentale emozione, lei, la paura, è qui per salvarci la vita.

 

 

1° aprile 2020

Dott.ssa Titti Laura