Il seguente articolo è il secondo estratto da Elogio dell’incertezza.
La scelta.
Chi sceglie? Quando facciamo una scelta, chi sceglie? Scegliamo noi? In base a cosa? Chi consiglia? Quali sono i riferimenti? Siamo consapevoli sempre del perché abbiamo scelto una cosa piuttosto che un’altra?
Antonio Damasio, autorevole neuroscienziato portoghese, ricercatore e docente di neurologia, neuroscienze e psicologia negli Stati Uniti, ci dà una mano per poter rispondere a queste domande. Damasio ci dice che per fare questa analisi l’attenzione va posta su alcuni distretti anatomici e, nello specifico e in maniera semplicistica, su due punti: il plesso solare (zona del sistema nervoso che si trova sotto lo sterno) e una parte della corteccia prefrontale.
Che cosa ci dice Damasio con la sua teoria del marcatore somatico? Ci dice che il plesso solare è un raccoglitore, un registratore di emozioni, di sensazioni. È ciò che, in qualche modo, sente emozioni piacevoli o spiacevoli che Damasio chiama il marcatore somatico. La corteccia prefrontale invece viene descritta da Damasio come un grandissimo ufficio costituito da reparti con mobili e cassetti a scorrimento, dove noi inseriamo le nostre esperienze, contrassegnate però da un’etichetta emotiva che lui chiama, appunto, “marcatore somatico”.
L’esempio che faccio nel libro è il seguente: perché al nostro amico Mario piacciono più le bionde delle more? Quando Mario era molto piccolo, un’infermiera con i capelli mori si è avvicinata alla sua culletta, aveva una voce poco piacevole, un modo poco dolce di usare le proprie mani per cambiargli il pannolino, poco direzionate al piacere e quindi sul plesso solare del nostro Mario sono passate delle sensazioni spiacevoli ….di segno negativo, e quindi quel giorno il nostro Mario ha messo nel suo ufficio, nella corteccia prefrontale, in un cassetto, una cartella contenente il file “persona con capello moro, voce di quel tipo, con un certo atteggiamento corporeo..” contrassegnata da una etichetta emotiva negativa, cioè con un marcatore somatico negativo, segnalatore dei seguenti disincentivi: allontanarsi, evitare!
Allo stesso modo qualche ora dopo è arrivata un’infermiera bionda con una voce suadente che ha fatto sentire Mario più a suo agio, provocandogli sensazioni piacevoli. Sul suo plesso solare sono passate queste sensazioni, quindi Mario ha messo in ufficio una cartella con dentro un file “persona con capello biondo, con voce dolce” marcatore somatico positivo, segnalatore di incentivi: andare!
Cosa succede? Succede che alla fine, questo tipo di esperienza, che viene registrata dall’organismo, in seguito influenzerà le scelte di Mario, quali quella di avvicinarsi a donne more o a donne bionde. Quindi, fondamentalmente lui non è libero, in quanto la scelta è influenzata dalla sua esperienza precedente. Questa influenza si attua, a grandi linee, con il sistema neurofisiologico appena descritto. Io posso cambiare il mio modo di scegliere ma servono dei passaggi, primo fra tutti quello della consapevolezza. Devo cioè essere in grado di riconoscere che ho queste sensazioni e che le stesse sono dovute alla mia esperienza, che è in qualche modo catalogata ed immagazzinata dentro di me. In secondo luogo posso fare un training, strutturato in passaggi, per prendere delle decisioni che mi portino piano piano a ridisegnare o a ricollocare ulteriori cartelle con marcatori somatici positivi che mi permettano di scegliere con una modalità nuova, diversa e trasversale.
Due riflessioni vanno aggiunte a questo tema della scelta. Pensate, come ci dice Damasio, quanta inutilità e anche quanta problematicità comportano tutte quelle cartelle che l’esperienza ci ha fatto immagazzinare in “ufficio”, nelle cortecce prefrontali, prive di marcatore somatico; siamo di fronte a una situazione in cui vengono immagazzinate informazioni senza etichetta emotiva, le quali non fanno altro che intasare il sistema dell’informazione e della possibilità di scegliere in maniera efficace e operativa.
La seconda riguarda noi come educatori, insegnanti, genitori, tutor. Noi abbiamo la possibilità di educare i nostri ragazzi alla consapevolezza della scelta, educarli cioè a migliorare le proprie capacità di discernimento e di non risposta automatica a quelle che sono state le proprie esperienze, in quanto potrebbero essere legate a degli stereotipi, a delle incoerenze e a degli apprendimenti non funzionali alla ricerca del benessere e della felicità. La modalità migliore con cui possiamo indicare ed aiutare i più giovani a costruire un percorso adeguato verso la salute e orientato alla scelta, consiste nell’impostare una didattica, cioè una modalità di insegnamento, di educazione e formazione, basata sulla domanda piuttosto che sulla riposta.
Che cosa significa questo? Significa insegnare, stimolare e sensibilizzare i ragazzi a non avere delle istruzioni su come risolvere i compiti, su come discernere e organizzare la scelta, ma piuttosto su come organizzare un percorso dove il tutor, tramite la domanda, permetta loro di costruire un progetto di risposte con le quali diventare più consapevoli su ciò che può essere un segnalatore di incentivi per me o di disincentivi e, nello stesso tempo, creare una mente elastica in grado di districarsi nella complessità dell’era moderna.
Buona scelta a tutti!
Sammy Marcantognini



