In questo periodo, nostro malgrado, siamo tutti in qualche misura costretti a rallentare e a cambiare le nostre abitudini, ed è proprio nel tempo necessario a riorganizzare il cambiamento che possiamo trovare uno spazio di riflessione per strutturarci attraverso una disciplina che possa esserci utile nel nostro futuro percorso esistenziale, anche una volta passata l’attuale emergenza.
Che rapporto ho, come adulto, con il rispetto delle regole? Come mi pongo di fronte all’assunzione di responsabilità ?
L’adultità costituisce un traguardo non sempre facile da raggiungere e il percorso che conduce ad esso può essere caratterizzato da resistenze inconsce su cui è comunque possibile lavorare allenandosi al fine di operare scelte alternative e sperimentare nuovi comportamenti.
Come ci ricorda C. Jung nell’opera “I simboli della fanciullezza”, non possiamo sostare troppo a lungo nei luoghi dell’infanzia, poiché questo risulta nocivo per la vita dello spirito e per l’individuazione come adulti della nostra mission, che nel processo di realizzazione richiede capacità di scelta, di disciplina e assunzione di responsabilità nel lasciare andare schemi e abitudini ormai inutili e inefficaci.
Proprio nel tempo della malattia possiamo trovare lo spazio per riflettere, per farci domande e soprattutto per fare quelle cose che nel tempo della normalità non ci diamo il permesso di fare, nella consapevolezza, a questo punto, che nella “normalità” c’è già la “malattia”.
La domanda che sorge più spontanea di fronte a ciò che stiamo vivendo è la seguente: qual è il messaggio e il significato di tutto ciò? … difficile trovare una risposta, ma certamente possiamo provare a vivere questo momento come un’occasione per sperimentare dimensioni dell’esistenza che neanche immaginavamo fossero possibili e da cui emergono i nostri bisogni e desideri che da tempo avevamo nascosto sotto la pressante esigenza di vivere la vita in velocità e frenesia.
La velocità e la frenesia sono fattori che ci allontanano dall’ascolto di sé e quindi dell’altro, conducendoci verso una sorta di “anestesia” e di incapacità del sentire che ha reso le relazioni qualcosa di sterile e superficiale, nell’illusione di poterci schermare dal dolore e dalla paura, che essendo aspetti fondanti dell’esistenza umana vanno attraversati e non evitati… Dobbiamo assumerci la responsabilità del dolore e della paura per nutrire la speranza.
Team Ethica Center



