“Casa”…la parola, forse, più usata in questo periodo. Un tempo in cui siamo chiamati a rimanere al suo interno, a viverla in ogni angolo (da quello preferito a quello meno conosciuto), una casa che a volte ci sta stretta, la sentiamo piccola per soddisfare le nostre esigenze e i nostri bisogni …uno spazio che spesso ci fa dire “Siamo bloccati in casa”.

Allora il mio pensiero corre subito a chi dentro la sala di psicomotricità costruisce la propria casa, sceglie con cura i pezzi per farne le solide fondamenta , i colori preferiti per renderla riconoscibile, poi i teli per il tetto , i cuscini e i peluche che rigorosamente andranno ad abbellire quel piccolo angolo di sicurezza creato.

E poi inizia la magia, si rimane lì dentro per tanto tempo, chi si sdraia e canticchia, chi si stende con il naso all’insù per vedere le stelle chi invece entra ed esce invitando amici e occupandone lo spazio con più oggetti possibili per renderla bella.

La costruzione della casa in psicomotricità è una parte fondante di quello che viene definito gioco simbolico ed “è senza dubbio il tema universale e la sua frequenza è pari solo all’intensità emozionale che i  bambini ne ricavano” (G.Nicolodi).

Intensità emozionale: proprio così, perché chi costruisce la propria casa ama starci dentro, la vive in ogni angolo, è il posto sicuro dove andare a rifugiarsi quando fuori c’è il temporale o qualche animale feroce, è il luogo della socialità quando si invitano gli amici e così ci si sente più forti ad affrontare il mondo esterno.

Ed ecco che le emozioni prendono forma, voce e sorrisi sulle facce, la casa diventa quell’involucro che protegge dal mondo esterno, è la funzione della pelle come contenitore dell’io (Anzieu, 1987).

Ogni volta che si costruisce una casa, lo spazio creato  si divide in due parti: un dentro e un fuori (un io, un mio corpo, da un non-mio corpo), la separazione è bene delineata e marcata senza lasciare spazio a diverse sensazioni e interpretazioni.

La costruzione di una casa è uno dei tanti possibili giochi che in questo periodo possono essere proposti ai bambini, basta avere fantasia e qualche telo a disposizione e il gioco è fatto, proprio lì si creerà il cuore pulsante, il posto inattaccabile, il luogo dove potersi dire segreti perché si è certi che non usciranno, e i bambini potranno utilizzarla tutte le volte che vorranno, come rifugio.

Ricordiamo quanto la presenza di noi adulti sia fondamentale ed importante per i bambini (sempre e in particolar modo in questo periodo)e non è necessario riempire la nostra casa di giochi ma il nostro esserci sicuramente sarà più arricchente di qualsiasi altra cosa e non potrà sostituire mai nessun oggetto.

Gli adulti che da un lato si impegnano a promuovere il diritto al gioco per i bambini, dall’altro lo controllano e lo saturano di oggetti, di spazi chiusi, di tempi affrettati, di animatori esperti: dimenticando l’arte di collocarsi in quell’area  di rispettosa sospensione e levità che ha a che fare con le virtù dell’ascolto e insieme  della distanza, di quell’attenzione che sa restare semplicemente “nei paraggi”, con la capacità di gioco, con il saper essere né troppo vicini né troppo lontani , alla giusta distanza. (P. Manuzzi)

E allora mi viene in mente che forse quando diciamo di essere bloccati  e sentiamo questa sensazione dentro di noi proviamo a costruire la  “casa nella casa” e ritrovare quel piacere di starci dentro, fatevi aiutare dai vostri bambini, vi daranno sicuramente qualche ottimo consiglio e saranno loro a farvi dire che non siete bloccati in casa ma siete al sicuro in casa!

Proviamo a cambiare prospettiva!!

“Diritto al gioco come riconoscimento del loro diritto al gratuito, al non-senso, all’inutile, al respiro del tempo, all’attesa, ai momenti di noia, al corpo vissuto nel piacere del movimento”

(P.Manuzzi)

 

A cura di Laura Serrau

    Pedagogista-psicomotricista